"Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo" – Albert Einstein.

Comorbilità psichiatrica nell’autismo ad alto funzionamento: uno studio clinico-

A.I. De Micheli1, R. Faggioli2, M. Boso1, D. Broglia1, P. Orsi1, G. De Vidovich1, E. Emanuele1, E. Caverzasi1, P. Politi1, C. Lenti3, F. Barale11 Dipartimento di Sanità Pubblica, Neuroscienze, Medicina Sperimentale e Forense, Sezione Psichiatria, Università di Pavia; 2 Fondazione Teda,
Torino; 3 Cattedra e U.O. di Neuropsichiatria Infantile, Università di Milano, A.O. “S. Paolo”

Original article • Articolo originale
352 Journal of Psychopathology 2012;18:352-358
Summary
Background
A large number of psychiatric comorbidities contributes to the
heterogeneity and complexity of autism spectrum disorders
(ASDs). Coexisting psychiatric disorders in subjects with normal
intelligence ASDs include attention deficit and hyperactivity disorder
(ADHD), chronic tic disorders, and mood and anxiety
disorders. Additionally, besides DSM Axis I conditions, cluster A
and C personality disorders (PD), in particular schizoid, schizotypal
and obsessive–compulsive personality disorders (OCPD)
have been reported. However, the literature on this topic remains
scarce. The aim of our preliminary investigation was
to estimate the frequencies of DSM-IV axis I and II diagnoses
and explore the psychosocial and occupational functioning in
a group of ASDs adults with normal-intelligence consecutively
referred to our centre.
Methods
Participants were at least 16 years of age with possible highfunctioning
(HF) ASDs referred to the Pavia Autism Laboratory
(University of Pavia) or the Neuropsychiatry Unit of the Milan
San Paolo Hospital. HF ASDs diagnostics included ADI-R,
ADOS module 4, WAIS-R. The MINI Plus and the SCID-II were
administered to investigate psychiatric comorbidities. The severity
of anxiety and depression symptoms was quantified with
HAMA and HRSD. Social, occupational, and psychological
functioning was rated using GAF.
Results
Twenty-one subjects, 16 males (76%) and 5 females (24%),
from 17 to 45 years of age (mean 27.57 ± 10.08 years) were included.
71% of subjects presented one or more Axis I disorders;
the most common comorbidity was mixed anxiety-depressive
disorder, followed by generalized anxiety disorder, dysthymic
disorder, panic disorder, major depressive disorder, social phobia,
obsessive-compulsive disorder, bipolar II disorder and brief
psychotic disorder. 66% of subjects had one or more personality
disorders. 66% of Axis II comorbidity was represented by
Cluster C PDs, 25% by Cluster A PDs and 9% by negativitistic
and depressive PDs. No Cluster B PDs was detected. A correlation
between age and number of comorbidities was detected.
Key words
Personality Disorders • Autism • Comorbidities
Correspondence
Andrea De Micheli, Dipartimento di Sanità Pubblica, Neuroscienze, Medicina Sperimentale e Forense, Sezione Psichiatria, Università di Pavia,
Italia • E-mail: alexdl655321@gmail.com

1 Dipartimento di Sanità Pubblica, Neuroscienze, Medicina Sperimentale e Forense, Sezione Psichiatria, Università di Pavia; 2 Fondazione Teda,
Torino; 3 Cattedra e U.O. di Neuropsichiatria Infantile, Università di Milano, A.O. “S. Paolo”
Introduzione
I disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS) 1, comprendenti
autismo classico, sindrome di Asperger, sindrome di Rett,
disturbo disintegrativo dell’infanzia (o sindrome di Heller)
e disturbo pervasivo non altrimenti specificato (NAS),
sono caratterizzati dalla drammatica compromissione di
interazione sociale e comunicazione, in associazione
alla presenza di modelli di comportamento e interessi
limitati, stereotipati e ripetitivi. Al deficit dei domini comunicativo-
linguistici e comportamentali, si associa nel
60-70% dei casi la presenza di ritardo mentale 2. Quando
ciò non avviene, ossia nel restante 30-40% dei casi in cui
il QI totale misurato alla WAIS è normale o, comunque,
superiore a 70, si parla di DPS ad alto funzionamento
(AF) 3, comprendenti autismo AF, sindrome di Asperger
e DPS NAS ad AF. L’autismo ad alto funzionamento si
distingue dalla sindrome di Asperger per la presenza
di ritardo nell’acquisizione del linguaggio. Nei DPS AF
non altrimenti specificati si riscontra invece un’atipicità
rispetto all’autismo in rapporto all’epoca di insorgenza
(oltre i 3 anni), alla sintomatologia che non raggiunge
la soglia prevista per l’autismo, o in rapporto a entrambe,
pur essendo presente una compromissione nelle aree
della interazione sociale, o del linguaggio comunicativo,
o del gioco simbolico 1.
La prevalenza dei soggetti affetti da DPS nella popolazione
si attesta attorno a valori pari a 6 su 1.000 e, in particolare,
2 su 1.000 per quanto riguarda il disturbo autistico 4.
Negli ultimi anni, si è assistito a un aumento dell’incidenza
di autismo, verosimilmente correlato a un’aumentata
conoscenza dei disturbi dello spettro autistico da parte
353
Comorbilità psichiatrica nell’autismo ad alto funzionamento: uno studio clinico
ossia disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, l’evitante
e il dipendente, e il cluster A 19. Quest’ultimo, soprattutto
nelle sue declinazioni schizoide e schizotipico,
condivide con lo spettro autistico molte caratteristiche, in
particolare l’atipicità dei rapporti sociali. Alcuni autori,
di conseguenza, propongono una sorta di spettro in cui i
disturbi di personalità del cluster A sono inseriti assieme
all’autismo 22. Alcuni studi internazionali non hanno rilevato
nessun disturbo di cluster B in compresenza 19 23.
Il nostro studio vuole valutare la frequenza delle diagnosi
di Asse I e II del DSM-IV-TR, descrivendo i quadri di
overlap diagnostico, in adulti autistici con intelligenza normale.
Metodi
Il protocollo del presente studio è stato elaborato dal Laboratorio
Autismo dell’Università di Pavia e dall’Unitàdi Neuropsichiatria Infantile del Polo Universitario San Paolo di Milano. Lo studio è tuttora in fieri e i dati esposti nel presente lavoro preliminare riguardano i primi dodici mesi di reclutamento, da gennaio 2010 a dicembre 2010.
Partecipanti
I partecipanti sono soggetti adulti con disturbo dello spettro
autistico ad alto funzionamento seguiti presso il Laboratorio
Autismo dell’Università di Pavia o inviati a tale
centro dal Polo Universitario San Paolo di Milano (Unità
di Neuropsichiatria Infantile).I soggetti inclusi presentano
una diagnosi clinica di disturbo dello spettro autistico posta
secondo i criteri definiti dal DSM-IV-TR e confermata dalla
somministrazione dei test ADI-R e ADOS; hanno inoltre un
valore di QI-totale, misurato attraverso la WAIS, maggiore
o uguale a 70 e un età maggiore di anni 16.
L’anamnesi medica e psicopatologica è stata raccolta per
ciascun paziente. I casi con riconosciute cause mediche di
autismo, incluse le sindromi genetiche, sono stati esclusi.
Assessment e strumenti diagnostici
La diagnosi clinica è stata confermata da un assessment
psicodiagnostico, comprendente ADI-R e ADOS.
L’ADI-R (Autism Diagnostic Interview-Revised) 24 è un’intervista
semi-strutturata somministrata al caregiver, che
si focalizza sulle tre aree del funzionamento che vengono
indicate di importanza diagnostica secondo i criteri
dell’ICD-10 e del DSM-IV, ossia una compromissione
qualitativa dell’interazione sociale, della comunicazione
e modalità di comportamento, interessi e attività ristretti,
ripetitivi e stereotipati 1.
L’ADOS ovvero l’Autism Diagnostic Observation
Schedule 25 è un protocollo di osservazione semistrutturato.
Consiste in una serie di attività prestabilite
durante le quali l’esaminatore rileva i compordel
personale sanitario e a un cambiamento dei criteri
diagnostici e di accertamento, piuttosto che a un aumento
reale nell’incidenza del disturbo 5. Non sarebbero di
più i casi quanto piuttosto maggiore la capacità di rilevarli;
tuttavia, la depsicopatologizzazione dell’autismo ha
comportato anche una certa genericità del costrutto, con
tendenza all’iperinclusività diagnostica 6.
Il rapporto tra maschi e femmine è fortemente influenzato
dal QI; mentre nei soggetti ad alto funzionamento è di
circa 10:1 7, si passa progressivamente a stime di 5,5:1 in
soggetti ai limiti inferiori della norma 8, o addirittura a valori
di 2:1 in soggetti con grave disabilità intellettiva 8 9.
Vale la pena evidenziare che l’autismo è una patologia
life-long, ossia dura tutta la vita; quindi non ha senso
parlare di autismo infantile in senso assoluto (aggettivo
infatti scomparso dalla definizione del DSM-IV) poiché
appunto l’essere autistico è una caratteristica intrinseca
dell’individuo.
Nell’evoluzione che porta alla crescita del bambino autistico
verso l’età adulta si pone il problema delle comorbilità.
È, infatti, evidenza consolidata che l’autismo,
rappresenti un’importante condizione di vulnerabilità
psicopatologica 6. L’autismo, interessando e alterando il
normale sviluppo del soggetto, lo “sensibilizza” a svariate
patologie sia in ambito psichiatrico che medico. D’altra
parte, l’insorgenza di comorbilità influenza il quadro
clinico del paziente con autismo e l’entità dell’abbassamento
del livello di funzionamento 10.
La prevalenza di comorbilità negli autistici con QI nella
norma varia in modo sostanziale: a seconda degli
studi dal 9 fino all’89% 11. Esse, per quanto riguarda il
versante neurologico e genetico, comprendono: epilessia
12, sclerosi tuberosa 13, neurofibromatosi di tipo I 14,
sindrome dell’X Fragile 15, disturbo da tic e sindrome di
Tourette 16. Le comorbilità più prettamente internistiche
comprendono, invece, disturbi gastrointestinali, disturbi
del sonno, sordità congenita, difetti visivi congeniti 17.
Relativamente al versante essenzialmente psichiatrico,
considerando per primo l’Asse I del DSM IV-TR, si annovera
un’alta prevalenza di disturbi d’ansia (42%): fobie
specifiche (28%), disturbo ossessivo-compulsivo, fobia
sociale, disturbo da attacchi di panico e disturbo d’ansia
generalizzato 10. Fra i disturbi dell’umore sono presenti
depressione maggiore (37%) 18 e disturbo bipolare 19 20.
Inoltre, sono stati riportati numerosi case report riguardanti
la presenza in soggetti con autismo di allucinazioni
uditive, ideazione paranoide, pensieri deliranti transitori,
correlati ad alti livelli di ansia e depressione e abbastanza
distinti da quelli propri della schizofrenia 21.
Sono state rilevate comorbilità anche sull’Asse II; i disturbi
di personalità, infatti, nonostante la letteratura in
proposito sia ancora scarsa, sembrano avere un’alta prevalenza
nei casi di autismo, in particolare in quelli ad alto
funzionamento. Sono implicati soprattutto il cluster C,
354
A.I. De Micheli et al.
di p < 0,05 (a due code) sono stati considerati statisticamente
significativi.
Risultati
Sono stati valutati 43 pazienti, di cui 21 sono stati inclusi
nello studio, 16 maschi (76%) e 5 femmine (24%), di età
compresa fa i 17 e i 45 anni e con un’età media di 27,57
anni (con una deviazione standard di +/- 10,078), con
una media per le donne di 32,4 anni e per gli uomini
di 26,06. Tutti sono affetti da un disturbo dello spettro
autistico e soddisfano i criteri dell’ADI-R e dell’ADOS;
presentano inoltre un alto funzionamento, evidenziato
con il valore di QI-totale alla WAIS-R > 70.
Disordini in comorbilità sull’Asse I
Nel gruppo di pazienti analizzati nel presente studio 15
soggetti (Il 71%), presentano almeno una comorbilità in
Asse I; 8 di essi hanno diagnosi di Asperger (53%), gli autistici
HF sono 2 (13%), e i PDD-NOS HF sono 5 (33%).
Dei 6 soggetti (29%) senza disturbi sull’Asse I, 5 (83%)
hanno sindrome di Asperger e 1 HFA (17%).
Per quanto riguarda il numero di comorbilità, 3 persone
hanno 3 disturbi (14%), 3 persone hanno 2 disturbi
(14%), 9 persone hanno un solo disturbo oltre a quello
dello spettro autistico (42%) (Tab. I).
La più comune condizione comorbilità life-time, nelle
differenti patologie dello spettro autistico ad alto funzionamento
è il disturbo ansioso-depressivo misto, valutato
in 6 casi in totale (26% dei disturbi di Asse I in totale).
Seguono, fra le categorie più frequenti, il disturbo d’ansia
generalizzata mostrata da 3 casi (13%), così come il
disturbo distimico (13%), il disturbo attacco di panico
(13%) e il disturbo depressivo maggiore (13%), 2 sono i
casi invece di fobia sociale (8%), 1 di disturbo ossessivocompulsivo
(4%). C’è stato solo un caso che incontrava
i criteri per il disturbo bipolare (4%) precisamente il sottotipo
II, avendo di base un PDD-NOS. Quindi possiamo
concludere che sul totale dei disturbi un 39% è compreso
all’interno dello spettro dei disturbi d’ansia, un 56% è
inserito nel quadro dei disturbi dell’umore.
tamenti ritenuti cruciali per una diagnosi di DPS.
Il livello intellettivo è misurato con la scala WAIS-R, Wechsler
Adult Intelligent Scale-Revised (utilizzabile dai 16
ai 64 anni d’età) 26, che fornisce il valore di QI totale,
verbale e di performance.
Sull’Asse I la comorbilità è indagata con la MINI Plus
(Mini-International Neuropsychiatric Interview) 27, un’intervista
compatibile con i principali sistemi diagnostici
(DSM-III e poi IV, ICD-10), in grado di discernere le più
importanti varianti sub-sindromiche, utilizzabile sia in
ambito clinico che nella ricerca.
Ansia e depressione vengono ulteriormente indagate con
l’utilizzo delle scale HAM-A 28 29 e HAM-D 30, due questionari
etero-somministrati che graduano, con un punteggio
numerico, i principali sintomi.
I disordini sull’Asse II sono stati indagati con la SCIDII
ovvero Structured Clinical Interview for DSM IV- Axis
II Personality Disorders 31, costituita da 119 domande di
screening valutate su una scala a 4 livelli (da ? = informazioni
insufficienti, a 3 = clinicamente rilevante o vero);
esse sono somministrate attraverso un questionario autocompilato
dal paziente che di solito impiega una ventina
di minuti e viene poi riportato al momento dell’intervista,
fungendo come linea guida della stessa.
Infine per avere una stima sul funzionamento globale
(psicologico, sociale e lavorativo) del paziente si utilizza
la scala VGF (Valutazione del Funzionamento Globale) 1,
che valuta la gravità complessiva del disturbo, indipendentemente
dalla sua complessità psicopatologica, apportando
utili informazioni in merito all’impatto del disturbo
psichico e del suo esito.
Analisi statistica
Abbiamo utilizzato il test di Shapiro-Wilk per verificare
la distribuzione normale delle variabili continue. Le
correlazioni tra le variabili sono state determinate mediante
coefficiente di correlazione di Spearman. Per verificare
l’indipendenza delle relazioni individuate, abbiamo
effettuato un’analisi di regressione lineare multipla.
Le analisi statistiche sono state effettuate utilizzando il
software SPSS 17.0 (SPSS Inc., Chicago, IL, USA). Valori
Tabella I.
Numero di soggetti con differenti diagnosi di DSA presentanti una o più comorbilità in Asse I. Different subtypes of ASD and Axis-I
comorbidity.
Disordini Asse I
del DSM IV
Autismo HF Asperger PDD-NOS HF Tot. pazienti (n. 21)
Assente 1 5 0 6
1 Disordine 0 6 3 9
2 Disordini 1 1 1 3
3 Disordini 1 1 1 3
355
Comorbilità psichiatrica nell’autismo ad alto funzionamento: uno studio clinico
TR sono presenti due casi (6%) di disturbo di personalità
passivo-aggressivo e uno (3%) di disturbo di personalità
depressivo (Tab. III). Quindi possiamo concludere che il
66% dei disturbi rilevati appartiene al Cluster C, il 25% al
Cluster A, il 9% a disturbi di personalità al di fuori della
classificazione proposta dal DSM-IV-TR. Si può notare
che nell’ambito del Cluster B dei disturbi di personalità
(che comprende l’istrionico, l’antisociale, il narcisistico
e il borderline) non è presente alcun caso di comorbilità.
Analisi statistica
L’analisi statistica univariata valuta una correlazione tra
2 variabili alla volta misurando la risposta di un valore
al suo predittore. In questo caso mostra una correlazione
positiva fra età e numero di disturbi in Asse I (valore
r = 0,672, n = 21; p < 0,001), ossia vi è un aumento di comorbilità
psichiatrica all’aumentare dell’età del paziente,
misurando il valore r la forza di tale relazione.
Viene messa in evidenza inoltre una correlazione negativa
fra il numero dei disturbi in Asse II e la scala di valuta-
Disordini in comorbilità sull’Asse II
Almeno un disturbo della personalità è presente in 14 pazienti
(66% dei soggetti), di essi 8 (57%) hanno diagnosi
di sindrome di Asperger, 3 sono affetti da Autismo HF
(21%), e altri 3 (21%) sono dei PDD-NOS HF.
I disturbi di personalità, come del resto i disturbi di Asse I,
possono infatti essere più d’uno nello stesso paziente: in
un caso addirittura ve ne sono 5 in un solo paziente (4%),
1 paziente ne presenta 4 (4%), 4 pazienti ne presentano
3 (19%) e 3 pazienti hanno 2 disturbi (14%) e vi sono 5
casi di comorbilità singola (23%) (Tab. II). Il disturbo di
personalità ossessivo-compulsivo è il più frequente sul
totale dei disturbi rilevati essendo presente in 10 pazienti
(31% dei disturbi di Asse II), presenti anche gli altri 2
componenti del Cluster C cioè il disturbo evitante in 7
casi (22%) e il dipendente in 4 casi (13%). Per quanto
riguarda il Cluster A annoveriamo disturbo paranoide in
4 pazienti (13%), lo Schizoide in 3 (9%), lo schizotipico
in 1 (3%). Al di fuori della classificazione del DSM IVTabella
II.
Numero di soggetti con differenti diagnosi di DSA presentanti una o più comorbilità in Asse II. Different subtypes of ASD and
Axis-II comorbidity.
Disordini Asse II
del DSM IV
Autismo HF Asperger PDD-NOS HF Tot. pazienti (n. 21)
Assente 0 5 2 7
1 Disordine 1 3 1 5
2 Disordini 1 2 0 3
3 Disordini 0 2 2 4
4 Disordini 1 0 0 1
5 Disordini 0 1 0 1
Tabella III.
Disturbi in comorbilità in Asse II nei soggetti con diagnosi di DSA. Axis-II comorbidity in different subtypes of ASD.
Disordini Asse II
del DSM IV
Autismo HF Asperger PDD-NOS HF Tot. disturbi (n. 32)
CLUSTER A
D Schizoide 1 2 0 3
D Schizotipico 0 1 0 1
D Paranoide 1 3 0 4
CLUSTER C
D Ossessivo compulsivo 2 5 3 10
D Evitante 1 4 2 7
D Dipendente 2 0 2 4
D Passivo aggressivo 0 2 0 2
D Depressivo 0 1 0 1
356
A.I. De Micheli et al.
tant’è vero che il 72% dei nostri pazienti presenta almeno
un disturbo su uno dei due Assi. Ciò è in accordo con
la Letteratura internazionale che attesta questa percentuale
attorno al 74-84% 10 o al 9-89% 11.
Ogni paziente può avere più di un disturbo, anche di Assi
diversi. Anche questi dati sono sovrapponibili a quelli
della Letteratura, in particolare a uno studio finlandese
che evidenzia un 32% con una singola patologia in
comorbilità, un 20% con doppia comorbilità, 14% con
una tripla e un 8% con 4 patologie compresenti 10. Data
l’esiguità del campione non è stato possibile concludere
se un particolare sottotipo dello spettro ad alto funzionamento
fosse più suscettibile a sviluppare disturbi psichiatrici
di altri.
Per quanto riguarda le singole categorie di disturbi in Asse
I, i più frequenti sono i disturbi d’ansia e i disturbi
dell’umore, rappresentati nel nostro campione rispettivamente
dal 39 e dal 56% dei disturbi in totale. Tali dati
sono molto simili alla recente letteratura sulla comorbilità
relativi ad ansia (42%) 10 e a disturbi affettivi (50 e
53%) 19 32. I nostri dati sui disturbi depressivi concordano
pertanto con quelli in Letteratura che, pur presentando
percentuali non molto omogenee, possono avvicinarsi a
quelle da noi riportate (4-37%) 33 18. Nel 4% (n = 1) è
stato riscontrato il disturbo bipolare di tipo II, in accordo
a basse percentuali evidenziate in altri studi (7-8%) 19 20.
Il secondo gruppo di patologie più frequenti nell’Asse I è
zione globale VGF (valore r = -0,501; n = 21; p = 0,018);
ossia, all’aumentare delle comorbilità in Asse II corrisponde
una maggiore compromissione del paziente misurata
con tale strumento.
Vi è infine una correlazione positiva fra le due scale
Hamilton HAM-A e HAM-D che analizzano l’aspetto
rispettivamente dell’ansia e della depressione (valore
r = 0,932; n = 21; p < 0,001).
Ci sono poi anche delle correlazioni negative tra le due
scale Hamilton e la VGF, ossia a un aumento dei valori
di ansia e depressione corrisponde una diminuzione di
tale indice (valore r = -0,517; n = 21; p = 0,016); (valore
r = -0,501; n = 21; p = 0,021).
Anche l’analisi multivariata (regressione), individuando
le variabili associate in maniera indipendente alle variabili
di interesse, mostra che l’età è un predittore indipendente
del numero di disturbi in Asse I (valore β = 0,751;
t = 3,713; p = 0,003) (Figg. 1, 2).
Discussione
Il nostro studio mette in evidenza che le comorbilità in
Asse I e II sono un aspetto frequente e importante nelle
patologie dello spettro autistico ad alto funzionamento,
Figura 1.
Correlazione numero disturbi in Asse I ed età in un diagramma
di dispersione con retta di regressione. Ogni punto rappresenta
un paziente. L’ordinata presenta misure espresse in quantità
discrete come sono il numero di diagnosi. La retta di regressione
è disegnata in base alla dispersione dei punti. In questo caso
data la sua direzione esprime una relazione diretta positiva tra
l’aumento dell’età e del numero di comorbilità. Correlation
between Axis-I disorders’ number and age in a scatter diagram
with regression line. Each dot represents a patient. Y-axis values
represent the number of diagnosis and are expressed in discrete
quantities. The regression line shows a positive direct relationship
between increasing age and number of comorbidities.
Figura 2.
Grafico a colonne che relaziona età e numero di disturbi
in Asse I. In esso vengono poste in evidenza le età medie
(comprese di deviazione standard) per ogni numero di diagnosi.
Anche qui viene messo in evidenza un aumento di questa età
media all’aumentare del numero di diagnosi, mettendo in luce
il risultato principale del nostro studio trasversale. Histogram
represents mean ages (including SD) and Axis-I comorbidities’
number. Increasing age is related to the a greater number of
diagnosis, highlighting the main result of our study.
357
Comorbilità psichiatrica nell’autismo ad alto funzionamento: uno studio clinico
costituito appunto dai disturbi d’ansia tra cui il disturbo
attacco di panico nel 13% dei casi, dato confrontabile
con la letteratura (11%) 19; il disturbo d’ansia generalizzato,
con un 13% sovrapponibile al dato svedese del
15% 19; la fobia sociale (8% vs. 13%) 19. Per completezza
citiamo anche 1 caso di disturbo ossessivo-compulsivo.
L’unico disturbo di Asse I rilevato al di fuori di queste due
categorie è un disturbo psicotico breve il cui esordio, da
letteratura, è presente poche volte nella tarda adolescenza
o nella prima età adulta in soggetti con patologie di
base di questo tipo 20 32.
I disturbi di Asse II più frequenti fanno parte dei Cluster
A e C, non avendo rilevato nessun disturbo di personalità
di Cluster B, come del resto è ormai un’evidenza confermata
da diversi studi 19 23.
In particolare il 25% dei disturbi è di Cluster A: il 13%
(n = 4) dei disturbi è un disturbo paranoide, il 9% (n = 3)
un disturbo schizoide, il 3% (n=1) un disturbo schizotipico,
avvicinandosi ai dati di uno studio svedese 19.
Il 66% dei disordini di Asse II rilevati rientra nel Cluster C,
il 31% (n = 10) è un DOCP, il 22% (n = 7) è un disturbo
evitante di personalità, il 13% (n = 4) un disturbo dipendente,
valori anche questi simili allo studio sopracitato.
Possiamo concludere per i disturbi di personalità che i
nostri dati ricalcano la tendenza degli studi internazionali,
ma data l’esiguità del nostro campione unita alla
numerosità di tali disturbi non possono essere effettuate
indagini di correlazione significative.
La correlazione più saliente dello studio è quella positiva
fra età e numero di disturbi di Asse I sviluppati,
confermata anche all’analisi statistica multivariata di regressione
(valore β = 0,751; t = 3,713; p = 0,003), che
ha individuato l’età come un predittore indipendente
di comorbilità nello spettro autistico ad alto funzionamento.
Tale evidenza mette in luce una condizione di
rischio nell’autismo, una fragilità intrinseca per patologie
psichiatriche di altro genere, dato che ha cominciato a
essere considerato anche dalla Letteratura che affronta il
problema dell’autismo anche nell’età adulta 6.
Sono state evidenziate anche altre correlazioni che sono
però state confermate solo all’analisi univariata, forse date
le caratteristiche del campione che non permettevano
il riconoscimento di altri fattori indipendenti.
Una relazione confermata anche da uno studio internazionale
del 2010 è quella tra numero di patologie in comorbilità
(nel nostro caso il dato è relativo ai disturbi di
Asse II) e il funzionamento globale misurato da noi con
la VGF (nello studio di Letteratura era stata utilizzata la
simile C-GAS). L’abbassamento del valore di VGF è sensibile
soprattutto alla presenza di comorbilità doppie o
triple, arrivando anche a valori medi di 52 quando sono
presenti 4 patologie 10.
È stata trovata una correlazione positiva tra le due scale
Hamilton per ansia e depressione (valore r = 0,932;
n = 21; p < 0,001) confermata anche dai dati in Letteratura
34. Ciò è comprensibile anche per il fatto che
le due scale condividono ben 8 item, valutando entrambe
tutti aspetti sia ansiosi che depressivi che sono
compresenti spesso in questo tipo di pazienti. Questa
correlazione tra le valutazioni di ansia e depressione
è confermata anche utilizzando scale simili ma non
identiche 35.
Fra le limitazioni dello studio, va sicuramente tenuta in
considerazione la scarsa dimensione del campione. Tutti
i soggetti, inoltre, sono italiani e provengono dallo stesso
bacino d’utenza; quindi, sarebbe auspicabile verificare
se in altri territori la situazione sia la medesima o entrino
in gioco fattori di altro genere quali ad esempio ambientali,
etnici o culturali.
Conclusioni
La presenza di svariate comorbilità in entrambi gli Assi
sembra correlarsi a una sorta di vulnerabilità psicopatologica
di base che rende suscettibile l’individuo con autismo
ad altre patologie. Secondo questa ipotesi la disabilità
autistica avrebbe ripercussioni su tutta la vita psichica
del soggetto. L’interazione fra questa peculiare struttura
di base con i più svariati fattori ambientali e di sviluppo,
rende ragione della complessità e notevole eterogeneità
di ciascun quadro, nonché delle comorbilità che a esso
possono intrecciarsi. Studi recenti rilevano come una
diagnosi precoce e interventi tempestivi e mirati possano
drasticamente condizionare, in senso positivo, l’outcome,
agendo positivamente sulla componente psico-sociale
del quadro. D’altra parte è noto come complicanze
mediche e psichiatriche possano drasticamente peggiorare
la sintomatologia dei disturbi dello spettro autistico,
portando a quadri di regressione comportamentale e peggioramento
dell’isolamento sociale.
Tali considerazioni, associate all’evidenza emersa nel
nostro studio di una correlazione positiva fra età del
soggetto e numero di patologie psichiatriche associate,
ci permettono di sottolineare la necessità di una presa
in carico globale, da parte dei servizi psichiatrici, della
persona con autismo, lungo tutto l’arco della vita. Il fine
è quello di intervenire tempestivamente nella diagnosi e
cura delle svariate e, spesso, sfumate, declinazioni psicopatologiche
a cui tali quadri possono andare incontro.
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