"Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo" – Albert Einstein.

Pasqualina Cardillo, quel varco di amore che culla la sofferenza

madre-covato La sua mitezza di carattere, lungi dall’essere condiscendenza, è forza silente che scava e scalda l’anima. Pasqualina Cardillo, animo risoluto in una società annientata dalla superficialità, racconta la sua esperienza. “A distanza di qualche mese dalla nascita del mio secondo figlio, – dice – non notai alcuna anomalia, visto che Giovanni, non soltanto piangeva pochissimo, ma mangiava e dormiva con regolarità. I problemi sorsero non appena imparò a camminare: evitava la compagnia altrui ed era iperattivo. Interpellai, quindi, il pediatra che giudicò normale tale stato di cose. Non convinti di ciò, io e mio marito, quando Giovanni aveva appena 2 anni, partimmo per Bologna, alla volta dell’ospedale “Sant’Orsola”, dove gli fu diagnosticato, tra l’altro, un grado medio di disabilità intellettiva, un disturbo da deficit dell’attenzione, iperattività, nonché la sindrome di Opitz. Per noi fu una doccia fredda che riuscimmo a stemperare col passare del tempo e col supporto di alcuni psicologi.” Pasqualina Cardillo ci parla, poi, dei numerosi problemi presentatisi successivamente in ambito scolastico. “ Ad eccezione delle insegnanti di sostegno che, avvicendatesi negli anni, hanno sempre svolto il loro lavoro con spirito di abnegazione – dice – la vivacità di mio figlio e le sue problematiche sono state considerate da tutti sempre un peso. Alle elementari, addirittura, abbiamo dovuto cambiare due volte scuola, perché avevamo tutti contro: insegnanti, preside e genitori degli alunni. Con notevoli sacrifici e ingoiando rospi amari, io e mio marito, dunque, siamo riusciti a far diplomare Giovanni all’istituto per geometri.” Pasqualina Cardillo, racconta, infine, dell’eccellente esperienza che lei e la sua intera famiglia vivono all’interno del gruppo di preghiera “Madre di Dio” del rinnovamento dello Spirito Santo, presso la parrocchia “S. Corrado Gonfalonieri”. “La calorosa accoglienza riservataci dalle persone del predetto gruppo – dice – non ha eguali. Si tratta di una vera oasi per noi, visto che all’esterno non soltanto ci guardano con morbosa curiosità, ma non lesinano sprezzanti critiche. Lo stesso posso dire degli ambienti sportivi che mio figlio frequenta: ossia il progetto “Filippide” di cui il presidente è Antonio Esposito e nel cui ambito mio figlio pratica la corsa; il canottaggio, con il professore, Sergio Troia, e il nuoto in un’altra struttura privata. Devo dire che lo sport, a cui mio figlio si è avvicinato tre anni fa, si sta rivelando un toccasana: si tiene costantemente impegnato, scarica le sue energie e, fattore importantissimo, si relaziona con gli altri.”

                                                                                                                          Lucia Corsale

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