"Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo" – Albert Einstein.

Schizzi di colore nel gioco d’ombre della vita

La manifestazione “Artisti uniti per la vita e per l’amore”, svoltasi al Passeggio Talete e patrocinata dal Comune, per il gruppo adulti autismo del Dipartimento salute mentale è divenuto lo sbocco naturale di un percorso già avviato, nonché momento di emancipazione. <<Si è trattato di un’action painting – spiega Giuseppe Piccione, arte-terapeuta che con lo psicologo Daniele Minniti ha condotto la performance – ossia di una pittura non concepita preliminarmente, ma frutto dell’improvvisazione. Propedeutico a questa sorta di saggio finale è stato, naturalmente, il corso avviato nell’ambito del progetto “Dream factoring” , che sta consentendo ai ragazzi di prendere dimestichezza con i colori acrilici, ma, soprattutto, di conoscere il valore liberatorio e compensativo della pittura, così come di ogni altra forma di arte. È chiaro che nell’opera pittorica realizzata, oltre all’inventiva, si riversano anche il vissuto di ciascun soggetto e il suo mondo interiore. “Artisti uniti per la vita e per l’amore”, l’evento di fine estate che, organizzato dal direttore artistico di pittura e scultura, Luigi Drago, ha contemplato anche l’esibizione di cantanti, ballerini, pittori emergenti e famosi, per i ragazzi del “Gruppo adulti autismo del Dipartimento salute mentale” presieduto dallo psichiatra, Lorenzo Filippone, è diventato un test sulla loro integrazione. I partecipanti – Elisa Scarfì, Cristina Mauceri, Santi Gallia, Gregory Lorefice, Michele Di Mari, Walter ed Enrico Esposito, Gianluca Sgarbossa, – spesso timorosi dell’ambiente esterno, hanno potuto saggiare la benevolenza del pubblico, scevro da alcun pregiudizio nei loro confronti.>> Il progetto, reso possibile anche grazie al supporto dell’assistente sociale, Maria Concetta Zisa, e della psicologia, Mariella Bianca, è divenuto, dunque, gioco di schizzi, in cui la trasposizione dell’inconscio relega la realtà oggettiva o soggettiva nell’àmbito della finitezza. Una liberazione, dunque, delle tensioni interne, dei malesseri di cui la società odierna è insana portatrice e che nell’opera si evolvono in ritmi, afflati vitali. Sulla tela, posta in terra, ed il cui spazio potrebbe estendersi oltre il fondo bianco, regalando colore al cemento, i ragazzi ritrovano il centro, ormai distanti dalle periferie della vita.

Lucia Corsale

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