MUSICA E ASD

Syd barrett / Malato di sindrome di Asperger, uno studio rivela: non era schizofrenico, ma autistico

Pubblicazione: mercoledì 19 agosto 2015
barrett
 
NEWS Musica

Syd barrett malato di sindrome di Asperger – Syd Barrett soffriva di schizofrenia o della sindrome di Asperger? La seconda ipotesi è la più probabile, questo il risultato di uno studio sullo storico fondatore dei Pink Floyd. A sostenere la tesi Mario Campanella, nella sua ricerca pubblicata Clinical Neuropsychiatry, che afferma che l’artista fu portato ad abbandonare il gruppo dopo solo due anni, alla soglia del loro successo mondiale, e poi le scene nel 1972, proprio per una lieve forma di autismo e non la schizofrenia che in tanti avevano ipotizzato fino a oggi. Morto nel 2006, a sessant’anni, Syd Barrett lasciò i Pink Floyd nel 1968, ma la sua personalità influenzò moltissimo il gruppo anche in seguito, in particolare gli album The dark side of the moon e Wish you were here, a lui dedicato. A sostegno della sua ipotesi Campanella porta alcuni tratti e atteggiamenti di Barrett, come la passione per il colore, la postura ondulante, il rigetto della scrittura, l’isolamento, tutti indizi che porterebbero a concludere che il musicista non fosse schizofrenico. A complicare il quadro l’abuso di droghe e sostanze stupefacenti, di cui Barrett non ha mai nascosto di fare uso.

Growing into his gift, and into life

He gained early fame as a jazz prodigy beset by autism. Today, Matthew Savage is ready for anything

By Bella English

matt-savage-concert

Globe Staff / May 12, 2012

Matt Savage doesn’t like to think of his younger days, when he couldn’t stand the sound of music, even his family singing “Happy Birthday’’ to him. Diagnosed at age 3 with autism, he was hyperactive, engaged in repetitive motions, and lasted two days in preschool before being kicked out. Noise of any sort, including music, was anathema.

Now, music is his life. Today, his 20th birthday, Savage will graduate from Berklee College of Music with a 3.99 grade point average. He still has a semester left, but since Berklee has just one graduation ceremony per year, he will collect his diploma with the class of 2012.

The diploma caps the astonishing first chapter of his jazz career. Savage cut his first album at age 7, formed his own band at age 8, has performed in prestigious festivals and competitions around the globe, has won several ASCAP Young Jazz Composer Awards, and has jammed with the likes of Chick Corea and Chaka Khan.

When his course work is complete, he hopes to attend graduate school in music and add teaching to his resume.

“Music is a soundtrack to my life,’’ he says in a rehearsal hall at Berklee. “It transports people into what life could be. When you play music, it feels like you’re making the world that much more exciting.’’ His eyes fix immediately on the grand piano, as if he can’t wait to touch it. With a slight build and glasses that lend him a studious air, he looks more 12 than 20. Gone are the most obvious signs of autism, though he still struggles with distraction and focusing.

Ask Savage how many songs he’s written and he can’t really answer. “Definitely over 100, maybe over 200 by now,’’ he says. As a graduation party, he’ll perform some of them today at the Acton Jazz Cafe, where he played his first gig at age 8. Back then, his feet didn’t reach the pedals and the audience couldn’t see his head over the top of the piano, but the music was accomplished way beyond his years.

Along with autism came another label: musical savant. When he was a young boy, his parents, Diane and Larry, saw that Matthew got several types of therapy, including auditory integration, which helped him tolerate sounds. As a result, he fell in love with music.

Today, when Savage sits at the piano, he seems as though he’s in another world. His slender fingers fly over the keys, alternately muscular and nuanced. He says he plays in the bebop tradition of the ’50s and ’60s. Thelonious Monk is his hero.

“He totally did his own thing,’’ Savage says of Monk. “People were bewildered at first, and then realized it’s some of the most melodic music out there.”

 

Autismo: Hélios, 9 anni autistico Asperger e virtuoso del pianoforte
May 2014
Posted by mondoaspie in Abilità autistiche, Articoli, AS, ASD, Aspie, Autismo, autismo ad alto
Maggio 2014.

Hélios è un pianista virtuoso dalla memoria eccezionale. Compone musica con la maturità di un adulto.

Hélios ha 9 anni e una forma di autismo chiamata sindrome di Asperger che rende la sua vita sociale particolarmente complicata, per questo Hélios ha trovato la sua dimensione nella musica, e piu’ precisamente nel pianoforte. Questo ragazzino è un virtuoso non ha mai preso lezioni di solfeggio e di pianoforte. A 3 anni era già in grado di riprodurre piccoli brani, con la mano destra eseguiva la melodia e con la mano sinistra improvvisava accordi. Hélios è impressionante, suona ad una velocità incredibile e lo fa in modo naturale. Tutto cio’ è molto affascinante e un po’ inquietante. E’ in grado di eseguire brani con facilità, a differenza di alcuni pianisti che impiegano anche piu’ di 10 anni per averne la padronanza.

 

Fare musica insieme ai pazienti autistici:
l’esempio dell’Orchestra Invisibile (31/1/2012)
Mariaelena Piana, Corrado Garbazza, Maria Besozzi, Alessandra Comai,
Umberto Provenzani, Marianna Boso
Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali, Sezione di Psichiatria,
Università degli Studi di Pavia, Pavia, Italia
Fare musica insieme ai pazienti autistici: l’esempio dell’Orchestra Invisibile
Introduzione: l’autismo è una sindrome comportamentale ad esordio in età infantile, appartenente al gruppo
dei disordini pervasivi dello sviluppo e caratterizzata, secondo la triade di Wing-Gould, da una compromissione qualitativa delle capacità di comunicazione e di interazione sociale, nonché da modalità di comportamento,interessi ed attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. La musicoterapia si è dimostrata, fin dalla sua introduzione in clinica, uno strumento terapeutico integrativo particolarmente efficace nello stimolare le possibilità comunicative dei soggetti affetti da autismo, attraverso canali espressivi di tipo non-verbale.
Metodi: ad un campione di 12 pazienti affetti da una severa forma di autismo, tutti ospiti della farm
community di Cascina Rossago (PV) e musicisti della ivi costituitasi Orchestra Invisibile, è stato somministrato
il questionario ABC all’inizio dello studio e ad un anno di distanza, durante il quale i pazienti
hanno partecipato a regolari lezioni di musica con cadenza settimanale.
Risultati: al termine di 52 incontri con l’Orchestra Invisibile vi è stato un decremento significativo dei valori di ABC (P=0.0003). La differenza media nel punteggio dell’ABC è stata 17.4 (deviazione standard di 11.77). Conclusioni: l’esperienza dell’Orchestra Invisibile quale spazio musicale condiviso dove pazienti ed educatori riescono ad entrare in contatto tra loro attraverso i canali espressivi non verbali offerti dai suoni e dalla musica, sembra favorire il miglioramento del profilo comportamentale dei soggetti con comunicazione con il mondo esterno senza ricorrere all’uso di parole.

Scopo del lavoro
Con il presente lavoro si è cercato di quantificare, ovvero misurare scientificamente, gli effetti della
musicoterapia o meglio del fare musica insieme in un gruppo di soggetti autistici, sul miglioramento
della loro condizione patologica e delle loro possibilità espressive e comunicative. Ciò che infatti caratterizza
in maniera essenziale la normale comunicazione tra individui, cioè l’inevitabilità della sua
trasmissione, il fatto che le nostre parole o il nostro silenzio influenzino gli altri, che a loro volta con il
silenzio o con le parole ci inviano messaggi di ritorno, seppure in maniera talvolta non del tutto consapevole
e conscia circa il contenuto di tali messaggi di scambio, non è così ovvio e scontato per i soggetti
autistici, nei quali i canali comunicativi sono spesso diversi, impenetrabili e misteriosi. Nella loro
realtà quotidiana si crea un insieme di sistemi di comunicazione che si ripetono continuamente e col
passare del tempo finiscono con il formare una serie di messaggi stereotipati, definiti dallo psichiatra e
musicista argentino Rolando Benenzon (considerato il massimo esponente della musicoterapia a livello
mondiale) cisti della comunicazione. Queste strutture ripetitive formano una sorta di guscio protettivo
che impedisce o rallenta l’evoluzione dell’espressione, della comunicazione e dei rapporti interpersonali
dei soggetti affetti da autismo. La musicoterapia permette di rompere questo mantello spostando
la comunicazione verso forme più elastiche e meno sterili, aiutando la persona autistica ad interagire
con stimoli e situazioni differenti, conducendola verso un’apertura comunicativa col mondo esterno.
La musica possiede la peculiarità di essere veicolo espressivo in grado di comunicare contenuti e stati
d’animo non esprimibili con i canali tipici del linguaggio e, per questo motivo, riveste un ruolo privilegiato
nella riabilitazione dell’autismo. Lo scopo dell’attività musicale è quello di affrontare i problemi
della persona con autismo, offrendole contemporaneamente un momento di svago e di divertimento. Il
piacere che deriva dalla musica è l’elemento basilare della lezione; da questo piacere e dal divertimento
che il mondo dei suoni ci offre, deriva un miglioramento per la vita di ciascuno di noi a prescindere dal
concetto, a volte discriminatorio, di abilità/disabilità. L’incremento della capacità comunicativa può essere
incluso in una serie di obiettivi da non sottovalutare nell’analisi dell’efficacia della musicoterapia:
· la motivazione a fare, comunicare, conoscere;
· l’attenzione, la concentrazione, la memoria;
· lo schema corporeo;
· la flessibilità e l’adattamento ai cambiamenti;
· la motricità grossolana e fine; la coordinazione motoria;
· la condivisione di esperienze da un punto di vista attentivo, emotivo e dell’intenzione;
· la reciprocità sociale ed emotiva;
· la comunicazione ed il linguaggio verbale e non verbale;
· il gioco in generale e di finzione in particolare;
· le capacità imitative e le capacità percettive;
· l’autocontrollo.
Tutti questi aspetti si evidenziano soprattutto nell’ambito della musicoterapia attiva, ovvero quella in cui
il paziente partecipa in modo diretto alla lezione, suonando gli strumenti presenti nell’aula di musica.
Mariaelena Piana et al.
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Materiali e metodi
Cascina Rossago: esempio di farm community
L’autismo risulta una condizione tipicamente long life; nella maggior parte dei casi infatti non si
presenta una guarigione ed il bambino che ne è affetto è destinato a diventare un adulto autistico,
per cui è necessaria una progettazione di interventi e contesti che riguarda l’intero ciclo di vita. È
quindi opportuno realizzare programmi e strutture in grado di accogliere i pazienti nell’età adulta
poichè essi necessitano di contesti facilitanti e specificamente organizzati per continuare ad esprimere
la loro particolare umanità e non perdere le competenze acquisite.
Recentemente il modello proposto è quello delle farm communities, ossia centri residenziali che sorgono
generalmente in zone rurali e cercano di offrire al paziente con autismo un ambiente consono
alla sua patologia, in cui si possono potenziare gli aspetti da deficit da essa derivati. La creazione di un
contesto adatto e modulato sulle caratteristiche dell’autismo aumenta le capacità di socializzazione e
di automonia e produce risultati nelle aree della comunicazione, dell’indipendenza personale e della
gestione dei problemi comportamentali. È in quest’ottica che nel 2002 nasce Cascina Rossago, prima
struttura del genere in Italia. Si tratta di una ex azienda agricola dimessa, situata in Provincia di Pavia,
a Ponte Nizza, acquistata e ristrutturata da una fondazione di genitori che hanno affidato il progetto
tecnico-scientifico al Laboratorio Autismo dell’Università di Pavia. Qui sono ospitati, in 3 case, 24
persone autistiche, tutte con associata disabilità cognitiva, buona parte delle quali prive di linguaggio o
con linguaggio molto rudimentale: la diagnosi di disordine dello spettro autistico è stata confermata
congiuntamente da due psichiatri specializzati in tale disturbo, in accordo con le linee guida del DSM
IV. Tutti i pazienti hanno ottenuto un punteggio maggiore di 30 nella Childhood Autism Rating Scale
(CARS) e minore di 70 del Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS); il 60% presenta epilessia mentre
nella metà dei soggetti il linguaggio è assente. Nella Fondazione lavorano circa 50 persone tra
medici, riabilitatori psichiatrici, educatori, maestri d’opera, personale socio-assistenziale e dei servizi
con obiettivi a lungo termine: terapeutici, riabilitativi ed educativi. La strutturazione degli interventi,
delle attività e dell’intero contesto è fondamentale ed è oggetto di programmazione settimanale
e verifica quotidiana da parte dello staff. Le proposte sono molto numerose e diversificate: ai laboratori
pratici, come bricolage, falegnameria e pasticceria, si affiancano attività all’aria aperta come
il trekking e la cura degli animali da stalla. Vi sono poi attività cognitive di vario tipo ed un laboratorio
di musica, da cui è nata un’orchestra, oggetto del presente lavoro sperimentale.
L’Orchestra Invisibile
L’Orchestra Invisibile nasce nel 2005 dall’incontro tra l’interesse personale di tutti i componenti del
Laboratorio Autismo e quello, relativamente inaspettato, mostrato da un consistente gruppetto di pazienti
nei confronti delle lezioni di musica e si pone fin dall’inizio come unico obiettivo quello di trarre
piacere suonando assieme. L’invisibilità dell’orchestra deriva dalle difficoltà che insorgono in presenza
di un pubblico, per cui la formazione si esibisce (comunque raramente), grazie all’uso di un particolare
muro, una specie di telone, che rende appunto invisibile il pubblico all’orchestra e viceversa
mantenendo una buona acustica e creando un ambiente di sostegno ai musicisti.
L’Orchestra Invisibile è costituita da dodici percussionisti con autismo ed altrettanti studenti, specializzandi
e docenti dell’Università di Pavia, che partecipano volontariamente tutti i venerdì al Laboratorio
di Musica. Il contesto è rigorosamente definito, costanti sono i tempi, gli spazi ed i partecipanti
anche se sono possibili piccoli cambiamenti entro all’interno del gruppo che possono coinvolgere sia i
pazienti che gli operatori. Le novità sono introdotte con l’inserimento di nuovi brani, strumenti e componenti
e contribuiscono a mantenere i livelli di divertimento e piacere della band. Ogni sessione di
Boll Soc Med Chir Pavia 2011;125(1):147-151
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lavoro dura 90 minuti e si tiene in una camera appositamente attrezzata chiamata Sala Concerti. Durante
le performances, le posizioni dei partecipanti risultano rigide; nello specifico il gruppo forma un
cerchio dove ragazzi e operatori sono mischiati, possibilmente alternati. I pazienti suonano diversi
strumenti a percussione, tamburi, piatti, congas, campane ed alcuni strumenti etnici supportando il
pianoforte ed il contrabbasso nella parte ritmica. Una paziente suona la tastiera elettronica mentre il
resto della band comprende tre saxofoni (due alto ed un tenore) e tre ottoni (due trombe ed un trombone).
La scelta del tipo di musica si è rapidamente orientata verso un repertorio jazz, dove alla stabilità
delle strutture armoniche (fondamentale per le caratteristiche basali dell’autismo) si associa la
libertà dell’improvvisazione melodica e ritmica (altrettanto rilevante per alleggerire la ripetitività);
questo genere risulta essere particolarmente adatto per questi pazienti, che trovano un modo per
soddisfare i loro desiderio di uniformità ed allo stesso tempo oltrepassarlo. Ogni sequenza jazz è
aperta al cambiamento a alla novità, può essere modificata attraverso l’improvvisazione e la creatività,
due elementi che permettono sia il coinvolgimento, sia il divertimento, nonché, come dimostrano
i risultati della ricerca, il miglioramento dell’aspetto cognitivo-affettivo. Si crea così sovente
un’atmosfera fluida in cui la comunicazione è essenzialmente non verbale e caratterizzata principalmente
dalla spontaneità e dalla apertura alla creatività personale.
L’Orchestra Invisibile come oggetto di ricerca
Fin dal suo concepimento, l’Orchestra Invisibile ha avuto come scopo fondamentale quello di divertirsi
suonando in gruppo. Questa esperienza ha comunque fornito ai ricercatori/musicisti il pretesto per stabilire
alcuni obiettivi rispetto alla performance, compatibili anche con quelli che erano gli obiettivi clinici
o educativi: la cooperazione, interazione, creatività ed il controllo del comportamento (o impulsi).
Per il lavoro in oggetto sono stati considerati 12 giovani adulti affetti da una grave forma di autismo, tutti
membri del gruppo jazz. La diagnosi di autismo è stata confermata per ognuno mediante l’utilizzo della
batteria ADI-R, un’intervista semi-strutturata che viene sottoposta ai caregivers di persone con disturbo
autistico. Inoltre si è eseguito un primo test di valutazione delle abilità di base dei musicisti con autismo
ed un retest è stato effettuato ad un anno di distanza. In entrambi i casi si è utilizzato l’ABC, che si compone
di 58 items tarati su una scala a quattro passi, che va dal punteggio minimo di 0 (nessun problema)
ad uno massimo, con punteggio 3 (problema severo). Gli items sono suddivisi in cinque sottoscale:
· (I) Irritabilità, Agitazione, Pianto;
· (Ii) Letargia, Ritiro Sociale;
· (Iii) Comportamenti Stereotipati;
· (Iv) Iperattività, No Compliance;
· (V) Linguaggio Inappropriato.
Per quanto concerne l’analisi statistica, l’ampiezza del campione non è stata basata su criteri statistici,
poiché si è trattato di uno studio pilota. Si è quindi utilizzato il metodo Shapiro-Wilk ed il test di Wilcoxon
ed i dati ottenuti sono stati elaborati con SPSS, un programma statistico per l’analisi dei dati in
psicologia. Sono stati considerati statisticamente significativi i risultati con P <0.05.
Risultati
Al termine di un periodo di 52 esperienze con l’Orchestra Invisibile vi è stato un decremento significativo
dei valori di ABC (P=0.0003). La differenza media nel punteggio dell’ABC è stata 17.4 (deviazione
standard di 11.77) come riportato in tabella 1 e tabella 2.
Mariaelena Piana et al.- 150 –
Discussione
I dati sembrano suggerire che l’esperienza con l’Orchestra Invisibile possa essere d’aiuto nel miglioramento
del profilo comportamentale dei soggetti con autismo.
L’Orchestra Invisibile può essere concepita come uno spazio musicale condiviso (Winnicott 1971)
dove i pazienti e gli educatori interagiscono attraverso la musica ad un livello non verbale. Grazie a
questa forma di comunicazione gli educatori hanno accesso all’esperienza pre-verbale dei soggetti artistici
e contemporaneamente persone autistiche possono interagire in modo comunicativo senza l’uso
di parole. Il risultato finale è un profondo coinvolgimento emotivo e relazionale di entrambi i gruppi
(Alvin 1991). Per quanto si possa sapere l’Orchestra Invisibile è uno dei primi esempi di band in grado di suonare un jazz discreto (esempi dell’utilizzo professionale sono accessibili su Internet) includendo persone con un grado di autismo severo, difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali ed in alcuni casi epilessia ed assenza del linguaggio. Nonostante i disagi più gravi, i pazienti autistici possono essere attivamente coinvolti nelle attività musicali, suonando una volta alla settimana e, a volte, tenendo concerti. All’interno della band, i pazienti, anche quelli più compromessi, mostrano forme di interazione non verbale e sanno tenere il ritmo in modo funzionale, rappresentando così il cuore della formazione stessa. In questo contesto tutto l’insieme è cruciale per valorizzare gli interessi e le potenzialità di ogni soggetto, mediando i comportamenti impropri quando ciò risulta necessario.
In conclusione gli Autori ritengono che l’Orchestra Invisibile dimostri che il coinvolgimento emotivo, la
cooperazione, il divertimento e l’esperienza creativa siano possibili nelle forme più severe di autismo e
possano produrre effetti rilevanti dal punto di vista comportamentale. Alla luce dei dati ottenuti, vista la
rilevanza statistica degli stessi, è auspicabile che l’attività musicale entri a far parte dei progetti educativi
volti al miglioramento del profilo comportamentale dei soggetti con disturbo dello spettro autistico.